L’Eruzione del 1794

I giorni prima del disastro

Da giorni intorno a Napoli, Resina (l’odierna Ercolano) e Torre del Greco si era visto calare il livello dell’acqua nei pozzi, fino ad arrivare ad essere molti di loro a secco dal giorno 13 di giugno, e dalla sera del 12 la popolazione viveva in stato di allarme quando alcune grosse scosse telluriche si erano sentite ed erano arrivate fino alla Capitanata, nelle terre di Bari e a Benevento.

Quei terremoti tornarono più forti nella notte e per i giorni seguenti fino al giorno 15.


La notte dell’eruzione

Verso le 21 e le 22 si ebbe un forte terremoto oscillatorio accompagnato da un rumore fragoroso alternato a frequenti strepiti e fu sentita fino a grandissima distanza una sorta di forte cannonata, come un terribile muggito: sul fianco del Vesuvio, sul lato verso sud-ovest, si aprì una grande voragine dalla quale iniziò a scendere velocemente la lava prima in direzione di Resina poi cambiando direzione andando verso la cittadina di Torre del Greco, mentre dalle altre bocche vicine uscivano cenere, globi di fumo e piccoli lapilli, tra fulmini e boati, e tutto il cielo fino a Napoli e dintorni fu coperto da una densa nuvola nella quale si vedevano lampi.


L’orologio fermo alle 3

L’orologio del campanile della basilica di Santa Croce, quello che rosa e grigio si erige solo per due piani al centro della gouache, si bloccò forse per il calore segnando le 3 del mattino, mentre il fuoco incandescente spazzava le case, i palazzetti, la Basilica stessa, il Conservatorio dell’Immacolata, e tutto ciò che trovava davanti al suo percorso.

L’orologio del campanile di Santa Croce, che fu inglobato nella lava per circa 14 metri, è ancora posizionato al suo posto in quello che resta dell’architettura originale, e si vede ancora oggi accanto alla chiesa nuova.


La distruzione della città

Le nubi eruttive si spostavano verso la città di Napoli, altre se ne generavano subito dopo e pian piano si coprì tutto il cielo sopra il golfo.

Nel giro di sette ore il centro storico di Torre del Greco era seppellito sotto metri di lava vulcanica, sparirono i quattro quinti delle case della cittadina e la linea di costa risultava avanzata di 150 metri, a causa di un’immensa massa di basalto lavico che si era finalmente fermato in mare.


I giorni successivi

Soltanto il giorno 19 la fitta coltre di cenere e fumo iniziò a diradarsi e la prima cosa che si vide fu che il Vesuvio era rimasto troncato alla cima a causa della sua violenza eruttiva, ma poco dopo tornarono a manifestarsi altre esplosioni con espulsione di ceneri, sabbie e lapilli precedute da fragori o forti boati, il giorno 20 ci fu un’altra eruzione, anche se ormai c’era poco da distruggere a Torre del Greco e altre esplosioni e terremoti si susseguirono nei giorni seguenti fino al 27; esplosioni giornaliere continuarono fino all’8 luglio, quando finalmente il vulcano si riaddormentò.


Il Vesuvio oggi

Negli ultimi secoli le eruzioni più importanti del Vesuvio sono state quelle del 1760, questa della gouache del 1794 e quella del 1861; il vulcano è in stato di quiescenza dal marzo 1944, ma bisogna ricordarsi che sta solo dormendo.

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