IMMACOLATA
Storia del Culto
Il racconto del sacerdote Francesco Balzano
L’8 dicembre 1861
L’8 dicembre, mentre la maggior parte della gente si trovava in chiesa per celebrare la festa dell’Immacolata Concezione, alcune scosse di terremoto annunciarono l’inizio di un’eruzione vulcanica — anche se all’inizio nessuno capì cosa stesse succedendo.
Le scosse si susseguivano una dopo l’altra, sempre più forti. Le campane degli orologi suonavano da sole e gli edifici tremavano da cima a fondo.
L’eruzione
Alle dieci di sera si sentì un boato enorme. Sul monte Somma, ai fianchi del Vesuvio, si aprirono nove bocche eruttive, dalle quali — tra lampi continui — venivano scagliati in aria sassi incandescenti, cenere, lapilli e dense nuvole di fumo. Tutto questo ricadeva sul paese come una fitta pioggia di polvere. Dal centro di queste bocche cominciò a scorrere la lava: un fiume di fuoco immenso che, scendendo rapidamente lungo il pendio, distruggeva campagne e abbatteva case, dirigendosi verso le zone collinari sopra Torre del Greco.
Il mare si ritirò dalla riva e ribolliva rumorosamente. I gas vulcanici contaminarono l’acqua dei pozzi e delle cisterne, avvelenandola con anidride carbonica e alzandone la temperatura. Morirono molti pesci, uccelli e animali domestici. Anche l’acqua dell’unica sorgente della zona, chiamata il Dragone, subì continue variazioni di temperatura e fu inquinata dai gas che fuoriuscivano dal sottosuolo.
Dei ventimila abitanti di Torre del Greco, quasi nessuno rimase in città in quei momenti.
L’arresto prodigioso della lava
Tutto faceva pensare che l’eruzione del 1861 sarebbe stata devastante per Torre del Greco almeno quanto quella del 1794. Ma accadde qualcosa di straordinario: nella notte stessa, la lava si accumulò nelle ampie valli chiamate “di Curtoli” e si fermò improvvisamente.
Eppure, anche dopo che la lava si era arrestata, i fenomeni vulcanici continuarono con la stessa intensità — i terremoti si ripetevano, come se il suolo stesse ancora sollevandosi.
Quando, verso la fine del mese, tutto finì, gli abitanti tornarono a casa. Piangevano la perdita di molti beni, ma erano profondamente grati di potersi ritrovare sullo stesso suolo, riabbracciare i propri cari e gli amici, e di non aver perso nemmeno una vita umana. Ringraziarono Dio e la Vergine Immacolata, alla quale avevano rivolto le loro preghiere prima di fuggire, affidandole la propria vita e quella dei loro figli.
La lava si era fermata in modo prodigioso, proprio nel momento in cui stava per riversarsi sul paese. Che si trattasse di un fenomeno naturale è possibile, anzi probabile. Ma, al di là di ogni spiegazione scientifica, i torresi vollero vedere in quell’arresto un legame con la preghiera che avevano rivolto all’Immacolata, facendo voto di dedicarle ogni anno una processione solenne, se fossero stati salvati.
Dopo l’eruzione
L’11 dicembre l’eruzione era completamente spenta. L’ex re Francesco II mandò mille ducati al Cardinale di Napoli per i danneggiati. Anche altri membri della famiglia reale contribuirono con donazioni, così come i napoletani in esilio, che offrirono quanto riuscivano a mettere da parte, pur vivendo con grandi difficoltà.
L’eruzione si concluse definitivamente il 31 dicembre. Torre del Greco era quasi completamente distrutta dai terremoti e dal bradisismo (il lento movimento del suolo).
Alla fine di dicembre gli abitanti tornarono in città e cominciarono a ricostruire. Rifiutarono gli aiuti dell’ex re di Napoli Francesco II di Borbone, e in cambio ricevettero un generoso sostegno dallo Stato italiano. In memoria di questa solidarietà nazionale, la città eresse un semplice monumento in pietra, ancora visibile a Capo Torre.
Il 22 febbraio 1863 fu aperto un asilo infantile nel monastero della Madonna delle Grazie, riconosciuto ente morale nel 1865. Oggi non esiste più.
Le testimonianze storiche
Lo storico napoletano Giacinto De Sivo, fervente sostenitore dei Borbone, confermò anch’egli che la lava si era fermata improvvisamente prima dell’alba del 9 dicembre, dopo aver causato gravi danni materiali — ma senza fare vittime. Anche lui parlò di miracolo dell’Immacolata.
I fratelli Giuseppe e Francesco Castaldi, torresi e testimoni diretti dei fatti, scrissero nel 1890 che l’eruzione del 1861 è rimasta famosa soprattutto per la violenza dei boati e dei terremoti che l’accompagnarono.
Il primo anniversario — 8 dicembre 1862
L’anno successivo, la rivista La Scienza e la Fede descrisse così le celebrazioni:
Gli abitanti di Torre del Greco vollero festeggiare il primo anniversario con grande solennità, per ringraziare la Vergine Immacolata di averli salvati. Fu raccolta una somma importante per finanziare i festeggiamenti: fecero confezionare per la statua della Madonna un nuovo abito in stile greco del valore di trecento ducati. La chiesa principale, restaurata dopo i danni subiti, fu aperta per la prima volta in occasione del novenario, addobbata splendidamente. Al centro era stato allestito il trono della Madonna, circondato da moltissimi ceri.
Il novenario fu predicato da un noto oratore napoletano, e ogni giorno la gente accorreva in tale numero che la chiesa era già gremita un’ora prima della predica, cioè alle quattro del mattino. Le comunioni erano migliaia ogni giorno, e nell’8 dicembre non fu nemmeno possibile contarle.
La processione uscì dalla chiesa a mezzogiorno — proprio l’ora in cui un anno prima era arrivata la prima scossa di terremoto — e rientrò alle due del pomeriggio, quando nel 1861 si era aperta la terra. La statua della Madonna era preceduta da cinque confraternite, dai frati Cappuccini e Carmelitani, dal clero e dal capitolo della chiesa principale. Seguivano l’amministrazione comunale e la Guardia Nazionale in alta uniforme.
Cosa rese quella processione particolarmente commovente fu la partecipazione delle donne: in grandissimo numero, di ogni ceto sociale, camminavano con una torcia in mano, alcune vestite poveramente come quando erano fuggite, alcune a piedi scalzi, tutte a capo scoperto, recitando il rosario. Molte famiglie avevano digiunato quel giorno con solo pane e acqua.
Dai balconi e dalle finestre pendevano stoffe di seta, le strade erano coperte di fiori, e in molti angoli erano stati allestiti piccoli altarini con l’immagine dell’Immacolata, ai piedi dei quali la gente lasciava offerte in cera o in denaro.
Conclusione
Qualunque spiegazione si voglia dare all’arresto della lava, resta il fatto che qualcosa di straordinario accadde quell’8 dicembre 1861. Una processione votiva e un carro trionfale non nascono per caso.
La festa dell’8 dicembre è ancora oggi viva a Torre del Greco: è un atto di devozione e di ringraziamento alla Vergine Immacolata, patrona principale della città. Al di là di tutto, è soprattutto un momento in cui la gente affida alla Madonna le fatiche, i dolori e le speranze di ogni giorno.
Gli avvenimenti dell’8 dicembre 1861 sono ricordati dal monumento posto a Capo Torre nel 1862 e da una lapide sulla facciata della sagrestia di Santa Croce, collocata l’8 dicembre 1961, nel centenario dell’eruzione.