OPERE D’ARTE
Ostensori
Gli Ostensori della Basilica di Santa Croce
Il patrimonio di argenteria sacra custodito dalla Basilica di Santa Croce costituisce una preziosa testimonianza della storia artistica e religiosa di Torre del Greco. Gli ostensori, destinati all'esposizione solenne dell'Eucaristia, uniscono alla loro funzione liturgica la raffinata tradizione dell'arte argentiera, particolarmente fiorente nell'ambito napoletano tra il XVII e il XIX secolo.
Attraverso la lavorazione dell'argento, la fusione, lo sbalzo e il cesello, gli argentieri diedero vita a opere nelle quali la ricchezza della decorazione si accompagna a un complesso linguaggio simbolico. Angeli, raggiere, spighe, tralci d'uva, pietre preziose e altri elementi ornamentali diventano parte di una rappresentazione profondamente legata al significato dell'Eucaristia.
Gli esemplari conservati nella Basilica documentano epoche e sensibilità artistiche differenti e raccontano, allo stesso tempo, il rapporto profondo tra Santa Croce e la comunità torrese. Accanto alle opere storiche della tradizione argentiera napoletana, il patrimonio comprende infatti realizzazioni più recenti nelle quali compaiono materiali intimamente legati alla città, primo fra tutti il corallo, insieme a doni e preziosi offerti dai fedeli.
Più che semplici oggetti liturgici, questi manufatti rappresentano dunque autentiche testimonianze di arte e fede, nelle quali abilità degli artefici, devozione popolare e memoria della città si sono intrecciate nel corso dei secoli.
Vincenzo Catello
Ostensorio
1895
Materiali: Argento, pietre
Altezza: 70 cm
Punzone: VC
Provenienza: Chiesa di San Filippo Neri, Torre del Greco
L’ostensorio, dalle solenni forme monumentali e ancora legato alla tradizione tardo-barocca napoletana, presenta una base decorata da ghirlande floreali e volute. Il fusto è caratterizzato da una coppia di angeli posti su un globo e intenti a sorreggere un cuore.
La raggiera che circonda la teca eucaristica è impreziosita da un intreccio di tralci di vite e grappoli d’uva, simboli direttamente legati all’Eucaristia, e culmina in una croce gemmata affiancata da spighe di grano.
L’opera fu realizzata nel 1895, in occasione del terzo centenario della morte di San Filippo Neri. Il punzone VC, presente sul retro della teca eucaristica, permette di attribuirla all’argentiere napoletano Vincenzo Catello (1858–1950).
Manifattura Napoletana
Ostensorio
1809
Materiali: Argento dorato, pietre
Altezza: 72 cm
Punzone: NAP coronato / 770
Provenienza: Basilica di Santa Croce, Torre del Greco
Il prezioso ostensorio dalle solenni e monumentali linee tardo settecentesche è realizzato interamente mediante la tecnica della fusione a cera perduta con rifiniture a cesello. Nella sua impostazione è molto simile all’ostensorio di S. Maria di Costantinopoli, differenziandosi nel linguaggio iconografico. La base ellittica con piedini a cartoccio, decorata con festoni, volute e ghirlande, reca alle estremità laterali due figure a tutto tondo finemente realizzate. A sinistra la personificazione della Fede, a destra la Carità, entrambe realizzate con i rispettivi attributi iconografici.Al centro della base un medaglione con la rappresentazione di Maria Maddalena. Sulla base si innesta un globo sul quale si erge una coppia di angeli che sorreggono un cuore, elemento che si ritrova in molti ostensori coevi, tra cui quello conservato presso la chiesa di S. Maria delle Grazie a Torre del Greco. La teca e la raggiera sono decorate con coppie di testine d’angeli tra nuvole. L’ostensorio termina con una croce gemmata con pietre che si ritrovano anche intorno alla teca eucaristica.Sul retro dell’opera un elegante cartiglio posto sulla base, entro il quale è incisa la dedica con la data di donazione alla chiesa: A DI.ZNE DI CASIMIRRO MAIELLO MS. 7 BRIS. 1809. Nella parte posteriore è stato, inoltre, riscontrato il bollo della corporazione NAP coronato con i millesimi sottostanti 770. Questo sistema di punzonatura fu utilizzato fino al 1809, anno in cui Gioacchino Murat lo riformò totalmente sostituendolo con quello della testina di Partenope.Il cambio di bollo e la data di donazione ci permettono di datare l’opera ai primi anni del 1800 e, comunque, non dopo il 1809. Non è stato riscontrato sull’ostensorio nessun bollo relativo all’autore. L’opera, tuttavia, è stata accostata agli ostensori del santuario di Santa Maria di Monserrato, della chiesa di S. Pietro a Frosolone e ad alcuni esemplari simili conservati ad Atrani e Pozzuoli.
Argenteria Napoletana
Ostensorio
1839–1850
Materiali: Argento, in parte dorato, vetro
Altezza: 70 cm
Punzone: +N8
Provenienza: Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, Torre del Greco
L’imponente e prezioso ostensorio della chiesa dei marinai è un’opera la cui impostazione monumentale richiama gli ostensori napoletani del tardo Settecento. L’opera si compone di due parti, realizzate presumibilmente in epoche diverse.La più antica è rappresentata dalla base ellittica sagomata, con tipici piedini a ricciolo dal gusto roccocò, eseguita a sbalzo e rifinita a cesello. Il fusto è rappresentato da una delicata scultura di S. Michele Arcangelo, che schiaccia il Maligno sotto forma di drago. Questa parte fu realizzata direttamente di getto e rifinita magistralmente a cesello con una dovizia di particolari decorativi che l’accostano alle due statuette di S. Pietro e Paolo della stessa chiesa.
La ricca decorazione, le eleganti modanature della base, la finissima e raffinata cesellatura si inseriscono pienamente in quell’ambiente vaccariano che interessò il cantiere decorativo di S. Maria di Costantinopoli sul finire del XVII secolo. Questa parte dell’Ostensorio, sulla quale non sono stati riscontrati bolli, è da collocarsi cronologicamente tra gli ultimi anni del XVII e i primi del XVIII secolo.Sulla parte antica dell’ostensorio si inserisce la teca eucaristica. Contornata da una imponente raggiera, è ornata da una festosa decorazione con spighe di grano, tralci d’uva e teste di cherubino, impreziosita dalla policromia di alcune parti dorate a fuoco e dall’inserimento di un giro di cristalli rossi.Sul retro della teca il bollo +N8 ci permette di datare questa parte dell’ostensorio tra il 1839, anno in cui divenne obbligatorio marchiare con la croce gli oggetti liturgici, e il 1850, anno in cui veniva annotato nella relazione della santa visita del cardinale Filippo Giudice Caracciolo.Sulla base dell’ostensorio è visibile lo stemma del Pio Monte dei Marinai sorretto da due angeli ed impreziosito da rami di corallo stilizzati. Questa parte non è coeva alla base dell’ostensorio ma rappresenta un’aggiunta successiva
Giovanni Ascione
Ostensorio
1957
Materiali: Argento, argento dorato, corallo, perle, ametista, topazio, diamanti
Punzone: 5NA
Provenienza: Chiesa di Santa Maria del Rosario, Torre del Greco
Il progetto dell’ostensorio nacque dall’idea di adoperare alcuni ex voto che i fedeli avevano donato alla piccola Chiesa della Madonna del Rosario, componendoli in un prezioso decoro e rendendoli ben visibili al devoto donatore.
Di modello a raggiera, presenta intorno alla teca eucaristica una cornice di spole di corallo alternate ad ametiste. Una ghirlanda di spighe d’argento dorato cesellato con applicazioni di avorio arricchisce la raggiera. Intorno a questa è avvolta, con forte richiamo alla titolare della Chiesa, una corona del rosario con grani di corallo.
All’interno della teca centrale la lunetta che sorregge l’ostia è ornata con due paia di orecchini a toppa con diamanti tagliati a rosa e la parte superiore di un anello molto simile.
La rara e preziosa sfera di corallo del Mar Mediterraneo, dono della famiglia Scognamiglio, corallari da molte generazioni, fa da coronamento e sostegno alla croce raggiata di topazi e perle naturali.
L’ostensorio presenta tre bolli: 5NA relativo all’iscrizione all’albo degli orafi, il punzone del titolo dell’argento 925 e il marchio ASCIONE riferito all’autore.
Giovanni Ascione
Ostensorio
1960
Materiali: Argento dorato, oro, corallo, perle, madreperla, ametista, malachite, diamanti, smeraldi
Altezza: 120 cm
Provenienza: Basilica di Santa Croce, Torre del Greco
Il monumentale ostensorio di 120 cm doveva avere una duplice funzione: essere esposto sull’altare maggiore della chiesa nelle solenni celebrazioni liturgiche e portato in processione durante la festa del Corpus Domini.
Giovanni Ascione (1915-1994), con un’intensa riflessione di fede, realizzò un ostensorio che, scomponendosi, diventava una croce gloriosa processionale sulla quale non simbolicamente ma realmente, Cristo Eucarestia faceva dono di se stesso agli uomini, e in particolare agli uomini di Torre del Greco.
Infatti, sulla base dell’ostensorio, un gruppo scultorio di avorio e corallo in altorilievo, eseguito da Ciro Ferrara (1930-2013), raffigura alcuni angeli che presentano, raccomandandoli al Signore, la Città, i suoi abitanti e le loro attività: il corallo, le barche e la pesca.
Sempre di avorio è il nodo con lo stemma della Basilica Pontificia, sul quale s’innesta la grande croce raggiata al centro della quale è collocata la preziosa teca per l’ostia, circondata da ametiste di taglio quadrato, che simbolicamente richiamano all’amore puro della carità, e perle, simbolo di luce e purezza.
Intorno a questa, una ghirlanda di spighe di grano e tralci di uva, elegantemente cesellata su lastra d’argento con applicazioni di madreperla e corallo, vuole essere esplicita allegoria eucaristica. All’interno della teca la lunetta di sostegno all’Ostia è di oro bianco con brillanti e smeraldi, doni dei fedeli.
L’ostensorio, come si legge sulla base, fu commissionato da Monsignor Stefano Perna, preposito curato e parroco di S. Croce