OPERE D’ARTE
Calici e Pissidi
Michelangelo di Massa
Calice
1694
Materiali: Argento fuso e cesellato
Punzone: AF•B•C• (Alfonso Balsamo); Corona con 94 (bollo dell’Arte, 1694); M•D•M (Michelangelo di Massa)
Provenienza: Basilica di Santa Croce, Torre del Greco
Manifattura napoletana, ambito di Giuseppe Fumo
Calice e Pisside
1795
Materiali: Argento
Altezza: Calice: 26 cm Pisside: 29 cm
Provenienza: Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, Torre del Greco
Descrizione
Il calice e la pisside fanno parte del nuovo corredo liturgico commissionato nel 1795 dai Governatori del Pio Monte dei Marinai all’argentiere Giuseppe Fumo.
Le due opere presentano caratteri stilistici e decorativi riconducibili alla produzione napoletana di fine Settecento. La lavorazione dell’argento e l’impostazione formale testimoniano la qualità delle suppellettili sacre destinate alla chiesa di Santa Maria di Costantinopoli.
L’assenza di bolli non consente tuttavia di attribuire con assoluta certezza i due manufatti direttamente a Giuseppe Fumo. La documentazione relativa alla commissione permette di ricondurli al contesto del corredo realizzato per la chiesa nel 1795.
Marcantonio Cancelliere
Calice
1808–1832
Materiali: Argento dorato
Altezza: 29,5 cm
Punzone: +N8 / M:C
Provenienza: Basilica di Santa Croce
Descrizione
Questo calice è uno dei più belli posseduti dalla Basilica. Sulla base sbalzata e cesellata siedono tre putti a figura intera elegantemente realizzati mediante fusione a cera persa e rifiniti a cesello. Alternati ai putti, tre medaglioni con le tavole della legge, l’occhio di Dio nel triangolo trinitario e l’agnello dell’Apocalisse sul libro dai sette sigilli.
Il nodo a forma di uovo, che ricorda vagamente i calici rinascimentali, è decorato con tre medaglioni entro i quali a rilievo sono visibili le tre virtù teologali, rappresentate secondo l’iconografia classica: la Fede con la croce e il calice eucaristico, la Speranza con l’ancora e la Carità come una donna che allatta un bambino.
La contro-coppa reca una preziosa decorazione risolta con tre teste di putto dalle quali partono eleganti festoni che vanno ad incorniciare, tra riccioli e volute, tre medaglioni con i simboli della Passione.
Sull’opera sono visibili i bolli +N8, usato dalla corporazione tra il 1808 e il 1832, e quello dell’argentiere M:C, identificato con Marcantonio Cancelliere, di cui si hanno notizie dal 1798.
Il suo bollo è stato rinvenuto su un ostensorio della cattedrale di Avellino, su un calice di Guardia Sanframondi e su una navetta della chiesa di S. Maria della Colonna a Rutigliano. Opere dello stesso autore sono conservate nel tesoro del duomo di Amalfi.
È ipotizzabile che questo calice sia una delle primissime argenterie commissionate per la nuova chiesa di Santa Croce
Gennaro Iaccarino
Calice
1830 circa
Materiali: Argento dorato
Altezza: 28 cm
Punzone: G. IACCARINO
Provenienza: Basilica di Santa Croce
Descrizione
L’elegante calice, realizzato in lamina sbalzata e cesellata, ha un’impostazione stilistica di matrice neoclassica. La sobria e raffinata decorazione, di chiara iconografia eucaristica, si compone di piccoli fasci di spighe di grano, rami di vite e grappoli d’uva tenuti insieme da piccoli fiocchetti.
Gli elementi vegetali inquadrano piccoli medaglioni decorati con la classica rappresentazione dei simboli della Passione.
L’opera presenta il bollo G. IACCARINO, identificabile con l’argentiere napoletano Gennaro Iaccarino, attivo a Napoli intorno agli anni Trenta del XIX secolo. Tra le sue opere va segnalato un elegante servizio da scrivania, realizzato interamente d’argento e conservato presso la Casa Santa dell’Annunziata di Napoli.
Il bollo di Gennaro Iaccarino è stato inoltre riscontrato su un calice presso il Museo Diocesano di Reggio Calabria, sulla portella di tabernacolo con l’immagine del Buon Pastore presso la chiesa di S. Maria de Meridie a Catanzaro e su una navetta per l’incenso, datata 1832, recentemente esposta alla mostra Gli argenti di Guglionesi
Gennaro Russo
Pisside
1833
Materiali: Argento dorato
Altezza: 31 cm
Punzone: Testina di Partenope di prospetto / N8 / G.R.
Provenienza: Basilica di Santa Croce
Descrizione
L’opera, realizzata interamente a sbalzo e rifinita con un delicato lavoro di cesello, è decorata con un fitto motivo di elementi vegetali e fitomorfi, misti a teste di putto, volute e palmette che incorniciano piccoli medaglioni con i simboli della Passione.
Sulla base si legge la scritta: SANTA CRUX A.D. 1833 EGO PASTOR.
Sono visibili sia il bollo della corporazione, N8 con testina di Partenope di prospetto, usato dal 1823 al 1839, sia il bollo dell’argentiere G.R.
L’autore è da identificarsi in Gennaro Russo, attivo alla metà del XIX secolo e documentato fino al 1857.
Tra i capolavori di Gennaro Russo figurano i busti di San Francesco Caracciolo del 1834 e Sant’Alfonso Maria de Liguori del 1848, realizzati per la Cappella del Tesoro di San Gennaro di Napoli.
Autore non identificato
Calice
1839–1872
Materiali: Argento, in parte dorato
Altezza: 25 cm
Punzone: +N8 / LB o R
Provenienza: Casa del Beato Vincenzo Romano
Descrizione
Il calice, proveniente dalla casa del Beato Vincenzo Romano, con molta probabilità è una delle suppellettili sacre appartenute al nipote Felice Romano, vescovo d’Ischia.
L’opera è caratterizzata da un disegno a motivo vegetale che ricopre la base, il nodo e la contro-coppa in un intreccio elegantemente reso mediante un fine lavoro di cesello. Il contrasto cromatico, ottenuto grazie alla doratura di alcune parti decorative, valorizza ulteriormente l’opera.
Il bollo dell’argentiere è poco leggibile, mentre quello della corporazione +N8 permette di datare l’opera tra il 1839 e il 1872, periodo di vigenza della norma che obbligava a contrassegnare con una crocetta tutti gli oggetti destinati all’uso liturgico.
Autore non identificato
Calice
Metà XIX secolo
Materiali: Argento dorato
Altezza: 26 cm
Punzone: Non indicati
Provenienza: Chiesa di Santa Maria del Rosario
Descrizione
Il calice proviene dalla Chiesa di Santa Maria del Rosario, sorta nel 1626 al limite orientale della Torre del Greco dell’epoca. La chiesa era annessa a un piccolo convento domenicano, soppresso nel 1662 con la bolla di Papa Innocenzo X per l’esiguità dell’economia conventuale, non sufficiente a garantirne il sostentamento.
Per secoli grancia di Santa Maria del Carmine, la chiesa è stata a lungo custodita dagli abitanti del quartiere, che ne hanno curato l’aspetto devozionale e liturgico, dotandola di importanti suppellettili, tra cui questo prezioso calice.
Realizzato con un delicato lavoro di sbalzo e cesello, con piccole parti fuse, il calice in argento dorato a fuoco è decorato con un intricato intreccio di angeli, putti e teste di cherubino. L’opera è databile alla metà del XIX secolo.
Michele Pane
Pisside
1862
Materiali: Argento
Altezza: 28 cm
Punzone: +N8 / M.P.
Provenienza: Oratorio di Santa Maria Assunta
Descrizione
L’elegante e raffinata pisside, proveniente dall’Oratorio della Congrega di Santa Maria Assunta di Torre del Greco, si caratterizza per un fine lavoro di sbalzo e cesello.
Partendo dalla base, la decorazione a girari e motivi vegetali risale il nodo fino ad avvolgere l’intera coppa, mentre il coperchio è ornato con una lineare greca a palmette. Delicate e ben rifinite sono le teste dei putti, realizzate a sbalzo e presenti sul nodo e alla base dell’opera.
La pisside è datata 1862, come testimonia l’iscrizione «A DEVOZIONE DI PLACIDO LUISI 1862». Sulla base sono inoltre presenti tre medaglioni con i monogrammi di Santa Maria Assunta, protettrice della Congrega.
Il bollo dell’arte +N8 e quello dell’argentiere M.P. permettono di attribuire l’opera a Michele Pane, autore anche del tronetto per viatico custodito presso la Basilica di Santa Croce. La pisside presenta inoltre affinità stilistiche e decorative con un prezioso calice realizzato dallo stesso argentiere per la cappella del Palazzo Reale di Napoli
Mattia Condursi
Calice
1874
Materiali: Argento dorato, pietre
Altezza: 32 cm
Punzone: NAP / 770 / MC / M. CONDURSI
Provenienza: Basilica di Santa Croce
Descrizione
Monumentale e prezioso, il calice presenta una base circolare decorata con volute, cartigli e teste di putto. A queste si alternano tre figure di santi realizzate a fusione: San Tommaso d’Aquino, Sant’Agostino e San Giovanni Crisostomo, raffigurati seduti, riccamente abbigliati e in atteggiamento solenne.
Il nodo, di forma ovoidale, presenta tre medaglioni raffiguranti San Gennaro, San Pietro e l’Esaltazione della Croce. Sulla controcoppa compaiono invece tre medaglioni con scene della Passione di Cristo. La ricca decorazione è ulteriormente impreziosita dalla presenza di pietre.
L’opera, datata 1874, reca la firma di Mattia Condursi, argentiere napoletano attivo nella seconda metà dell’Ottocento, patentato nel 1844 e con bottega in Piazza Larga ai Coppolari.
Particolarmente interessante è l’incisione presente sotto la base, raffigurante il Vesuvio in eruzione e Torre del Greco: il catalogo mette infatti il calice in relazione con l’eruzione del 1861
Vincenzo Catello
Calice
1930 ca.
Materiali: Argento dorato
Altezza: Non indicata nel catalogo
Punzone: VC / M900
Provenienza: Chiesa di San Giuseppe Colasanzio
Descrizione
Il calice, di aspetto solenne e monumentale, è realizzato in argento dorato e presenta un raffinato lavoro di cesello eseguito sia sulla lamina sia sulle parti fuse.
La base sagomata e il nodo sono decorati con teste di putto, mentre la controcoppa è caratterizzata da ricchi motivi fitomorfi e volute che incorniciano piccoli medaglioni raffiguranti i simboli della Passione.
Il punzone VC permette di identificare l’autore in Vincenzo Catello (1858–1950), argentiere napoletano che alla fine dell’Ottocento rilevò la bottega di Gennaro Pane. Il marchio M900, accompagnato dal fascio littorio, consente di collocare la realizzazione dell’opera durante il periodo fascista, coerentemente con la datazione proposta dal catalogo intorno al 1930.
Il calice presenta inoltre affinità stilistiche con un’altra opera realizzata da Vincenzo Catello per la Chiesa del Gesù Nuovo di Napoli.
Giovanni Ascione
Calice
1961
Materiali: Argento dorato, corallo
Altezza: Non indicata nel catalogo
Punzone: 925 / ASCIONE
Provenienza: Basilica di Santa Croce
Descrizione
Il calice, di forma essenzialmente classica, presenta la base, il nodo e la controcoppa finemente cesellati con un ricco decoro di foglie d’acanto alternate a spole di corallo.
L’opera fu realizzata nel 1961, in occasione del centenario dell’eruzione del Vesuvio del 1861. Secondo quanto ricordato nella scheda del catalogo, la lava che minacciava il centro abitato di Torre del Greco fu fermata per intercessione della Vergine Maria Immacolata, portata in processione per le strade della città.
Il calice reca il punzone 925, relativo al titolo dell’argento, e il marchio ASCIONE, riferito all’autore Giovanni Ascione.