BASILICA
Storia
Le origini medievali
La Basilica Pontificia di Santa Croce fu costruita nella prima metà del XVI secolo e custodisce le spoglie mortali di San Vincenzo Romano (canonizzazione 14 ottobre 2018 – Roma), parroco di Santa Croce dal 1795 al 1831, cui si deve l’attuale forma dell’imponente struttura ricostruita, dopo la quasi totale distruzione della città, a seguito dell’eruzione del Vesuvio del 1794.
Intorno alla chiesa, e alla grande piazza antistante, si sviluppa il centro storico cittadino, Santa Croce è il principale luogo di culto cattolico della Città.
L’antica Chiesa della città, risalente al periodo medioevale, dedicata a Santa Maria Maggiore e detta Santa Maria dell’Ospedale, per via di un piccolo ospizio per malati e pellegrini adiacente, fu dichiarata Regia Estaurita, in quanto dedicata all’Invenzione della S. Croce di Gesù e fu costruita col denaro della cittadinanza perché fondata e retta da laici e appartenente all’Università cittadina di cui portava gli stemmi.
Una bolla del Papa Leone X del 10 luglio 1517 riconosceva la natura laica di essa ed i privilegi goduti dai suoi governatori e minacciava pene canoniche per chiunque arrecasse a questi molestie e turbamenti.
Il governo della chiesa e la nascita della parrocchia
La sua gestione era affidata a cinque governatori laici, nominati in pubblico parlamento cittadino. I governatori sopraintendevano a tutte le necessità della chiesa: amministravano le rendite, provvedevano alle spese per il culto, le feste e le solennità, pagavano il cappellano, gli inservienti, pianificavano lavori di restauro, decorazione e abbellimento.
In seguito alle disposizioni del concilio di Trento (1545-1563) diventò parrocchia. La nomina del parroco era riservata al vescovo, ma su proposta dei governatori.
Fu sede, assieme ai casali di Afragola e Calvizzano, di uno degli antichi Arcipresbiterati, detti anche Terzieri, in cui risultava diviso, fin dal Medioevo, il vastissimo territorio della diocesi napoletana. Capo dell’Arcipresbiterato era l’Arciprete, rappresentante del vescovo sul territorio. Sotto la sua giurisdizione cadevano dodici casali vesuviani distribuiti da Ottaviano a Pollena. La cura delle anime era affidata al Collegio dei Cappellani, composto da dodici presbiteri, guidati dall’Arciprete, e distribuiti uno per ogni casale del Terziero.
Il campanile
A partire dal 1596 si avviò la costruzione dell’attiguo campanile, nel luogo dove sorgeva la cappella dedicata a santa Maria del Presepe, di proprietà della famiglia Sportiello, che fu abbattuta per far posto al campanile.
La costruzione del campanile e di tutti e tre i piani terminò intorno al 1740, l’edificazione procedette molto lentamente per il sopravvenire di gravi avvenimenti, quali l’eruzione Vesuviana del 1631, la rivolta popolare di Masaniello del 1647 e la funesta pestilenza del 1631 che devastarono la città e la spopolarono.
Gli abbellimenti barocchi
Tra i secoli XVII e XVIII la Chiesa fu oggetto di numerosi interventi di abbellimento e di decorazione. In essa si potevano ammirare opere di Cosimo Fanzago, che secondo le cronache realizzò l’altare maggiore e gli stucchi del presbiterio, e Lorenzo Vaccaro, autore di alcune sculture per l’altare di San Gennaro.
Arricchivano la chiesa dipinti di Luca Giordano, Francesco Solimena, Paolo De Matteis, Francesco De Mura e Nicola Maria Rossi, autore del grande affresco della cupola con il Trionfo della Croce. Prezioso era l’apparato decorativo marmoreo.
L’organo monumentale era stato eseguito nel 1761, dalla bottega degli organari napoletani Cimmino, su disegno di Nicola Tagliacozzi Canale.
Lo stesso Vaccaro fu sepolto nella stessa Santa Croce a seguito del suo omicidio, avvenuto a Torre del Greco in contrada Carbolillo nel 1710.
L’eruzione del 1794 e la distruzione
Nel giugno del 1794 l’eruzione del Vesuvio distrusse buona parte della città; il flusso lavico, che arrivò fino al mare, fece scomparire del tutto la Chiesa in una marea di lava e inglobò parzialmente il campanile, seppellendone il primo ordine.
Il campanile è rimasto, come si vede oggi, col primo ordine sepolto e gli altri due allo scoperto, sormontato da una lanterna costruita verso la metà del ‘800.
La ricostruzione neoclassica
San Vincenzo Romano, allora viceparroco ed economo della chiesa, ne promosse la ricostruzione. La riedificazione del tempio fu avviata nel 1795 e terminata con la consacrazione della nuova struttura nel 1827.
Il nuovo edificio fu progettato dall’architetto Ignazio Di Nardo in stile neoclassico, autore anche del piano urbanistico per la nuova città e progettista di diversi altri edifici religiosi cittadini che furono distrutti dall’eruzione e riedificati.
Nella nuova chiesa fu istituita, nel 1796, l’Insigne Collegiata di Santa Croce approvata dal Regio decreto di Ferdinando IV di Borbone grazie ad un capitale di 9.000 ducati offerto al clero torrese dal Cardinale di Napoli Giuseppe Maria Capece Zurlo.
La Collegiata era formata da dodici Canonici, dodici Eddomandari, un Preposito Curato, un Rettore ed un Sacrestano, tutti rigorosamente nativi di Torre del Greco, ai quali spettava la gestione e la cura delle sacre celebrazioni.
Basilica minore
Nel 1958 fu elevata al rango di basilica minore.