Arredi Liturgici

Gli arredi liturgici custoditi nella Basilica di Santa Croce e nelle chiese del territorio raccontano secoli di vita religiosa e di celebrazioni della comunità torrese. Tabernacoli, turiboli, oggetti destinati all'Eucaristia e altri manufatti sacri testimoniano la cura e la ricchezza artistica con cui venivano accompagnati i diversi momenti della liturgia.

Realizzati prevalentemente da maestri argentieri e manifatture napoletane, questi oggetti uniscono alla loro funzione religiosa una notevole qualità artistica, conservando anche la memoria di committenze, donazioni e vicende che hanno segnato la storia delle chiese di Torre del Greco.

Un patrimonio nel quale arte e fede diventano testimonianza concreta della vita religiosa della città attraverso i secoli.

Portella di Tabernacolo
Portella di Tabernacolo

Attribuita ad Aniello D’Apuzzo

Portella di Tabernacolo

1753

Materiali: Argento, rame

Altezza: cm 27 × 21

Provenienza: Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, Torre del Greco

Descrizione

Elegante portella di tabernacolo realizzata nel 1753 per la Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, sede del Pio Monte dei Marinai. L’opera, lavorata a sbalzo e rifinita a cesello, costituisce una delle rare testimonianze di argenteria torrese precedenti alla devastante eruzione del Vesuvio del 1794 e presenta una diversa decorazione sulle due facce.

La faccia interna, realizzata in lamina di rame, presenta una decorazione essenziale con i simboli eucaristici del calice e dell’ostia, direttamente collegati alla funzione liturgica del tabernacolo. La faccia frontale, in lamina d’argento, è invece caratterizzata da una composizione più ricca e raffinata, nonostante i rimaneggiamenti e le puliture subiti nel corso del tempo.

Sul fronte è raffigurato il tema dell’Effusio Sanguinis, iconografia di origine quattrocentesca particolarmente diffusa nell’area lombardo-veneta e strettamente legata al significato sacramentale dell’Eucaristia. Cristo, rappresentato in posa solenne, abbraccia la Croce, trasformata da strumento della Passione in simbolo di glorificazione. In basso, tra due delicati putti, il calice eucaristico raccoglie il sangue che sgorga dal costato del Redentore, sottolineando simbolicamente il legame tra il sacrificio di Cristo e il sacramento dell’Eucaristia.

Sull’opera non sono stati riscontrati punzoni. Tuttavia, sulla base dell’analisi stilistica e di una polizza di pagamento del 16 gennaio 1753 conservata presso il Banco di Sant’Eligio, il catalogo propone di identificarla con la portella realizzata nello stesso anno da Aniello D’Apuzzo per la chiesa dei marinai di Torre del Greco. La notevole qualità artistica dell’opera testimonia l’importanza delle commissioni promosse dal Pio Monte torrese, rese possibili anche dalla prosperità economica che la pesca del corallo portava allora alla città.

Turibolo e navetta
Turibolo e navetta

Non indicata

Turibolo e navetta

1795

Materiali: Argento

Altezza: Turibolo: h cm 29 × 9 Navetta: h cm 12,5 × 8

Provenienza: Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, Torre del Greco

Descrizione

Il turibolo e la relativa navetta appartengono al gruppo di argenterie commissionate per la Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli all’indomani dell’eruzione del Vesuvio del 1794, nell’ambito della ricostituzione degli arredi sacri della chiesa. Entrambi sono realizzati con un raffinato lavoro a sbalzo e rifiniti a cesello, con una decorazione ancora fortemente legata al gusto barocco, caratterizzata da volute, palmette ed elementi vegetali.

Sul coperchio del turibolo compaiono tre piccoli medaglioni incisi raffiguranti una barca corallina, l’effigie di Santa Maria di Costantinopoli, protettrice del Pio Monte dei Marinai, e la data di realizzazione. Anche la navetta presenta un’incisione dedicata a Santa Maria di Costantinopoli. Sulle basi di entrambi gli oggetti compare l’iscrizione «S. M. DI COSTANTINOPOLI 1795»

Qui è particolarmente interessante la barca corallina, perché collega direttamente l’arredo liturgico alla tradizione marinara e alla pesca del corallo di Torre del Greco.

SS. Pietro e Paolo
SS. Pietro e Paolo

Ambito di Lorenzo Vaccaro / manifattura napoletana

SS. Pietro e Paolo

1690-1700 ca.

Materiali: Argento, in parte dorato

Altezza: h cm 24

Provenienza: Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, Torre del Greco

Descrizione

Le due preziose statuine raffigurano San Pietro e San Paolo, riconoscibili dai tradizionali attributi delle chiavi e della spada. Realizzate interamente mediante fusione a cera persa e rifinite con un accurato lavoro di cesello, conservano ancora tracce dell’originaria doratura a fuoco sui ricchi mantelli drappeggiati.

Sul retro sono presenti piccoli perni che indicano come le statuine facessero originariamente parte di una struttura più ampia, forse un paliotto d’altare oppure un grande baldacchino destinato alle esposizioni eucaristiche.

L’elevata qualità artistica e le affinità con opere napoletane contemporanee hanno portato gli studiosi ad accostarle all’attività e ai modi di Lorenzo Vaccaro, che proprio in quegli anni operava anche a Torre del Greco. In particolare, il catalogo evidenzia analogie con il paliotto d’argento della chiesa di Santa Maria la Nova a Napoli, realizzato nel 1686 su modello di Vaccaro dagli argentieri Domenico Marinelli e Matteo Treglia. L’attribuzione rimane tuttavia un’ipotesi stilistica, non essendo presenti bolli che identifichino con certezza l’autore.

Croce processionale
Croce processionale

Geronimo Di Benedetto

Croce processionale

1710-1733

Materiali: Argento, legno

Altezza: Cristo: cm 47 × 39

Punzone: NAP coronato / G.B.C.

Provenienza: Oratorio di Santa Maria Assunta

Descrizione

La preziosa croce processionale proviene dall’antica Congrega dell’Assunta, documentata a Torre del Greco già dal 1610. L’Oratorio fu gravemente danneggiato e reso inagibile dall’eruzione del Vesuvio del 1794, ma diversi antichi arredi riuscirono a salvarsi: tra questi proprio questa importante croce processionale.

La figura di Cristo e i terminali della croce sono realizzati mediante fusione a cera persa e rifiniti con un accurato lavoro di cesello. Il bollo dell’Arte risulta illeggibile e manca quello dell’argentiere, mentre è ancora riconoscibile il bollo consolare G.B.C., identificato dal catalogo con quello di Geronimo Di Benedetto.

Secondo la ricostruzione proposta nel catalogo, lo stesso Di Benedetto, oltre a ricoprire la carica di Console dell’Arte, sarebbe stato l’argentiere che realizzò l’opera, probabilmente tra il 1710 e il 1733, periodo nel quale ricoprì più volte tale incarico. Opere dello stesso maestro sono conservate in diverse importanti chiese dell’Italia meridionale, tra cui la Cappella del Tesoro di San Gennaro a Napoli.

Portella di Tabernacolo
Portella di Tabernacolo

Non indicata

Portella di Tabernacolo

XVIII secolo

Materiali: Argento

Altezza: cm 26,5 × 15,5

Provenienza: Oratorio di Santa Maria Assunta

Descrizione

La portella di tabernacolo proviene dall’Oratorio di Santa Maria Assunta ed è uno degli arredi sacri sopravvissuti all’eruzione del Vesuvio del 1794. A differenza della Chiesa di Santa Croce, completamente distrutta dalla lava, la chiesa e l’Oratorio dell’Assunta furono gravemente danneggiati ma consentirono il recupero di numerose suppellettili, tra cui questa preziosa opera.

Probabilmente concepita per il tabernacolo dell’altare maggiore, la portella è interamente realizzata in argento mediante un raffinato lavoro di sbalzo e cesello. Al centro è raffigurato il Cuore del Redentore, rappresentato in gloria tra teste di cherubini. Il Cuore di Cristo, simbolo eucaristico del sacrificio offerto per l’espiazione dei peccati dell’umanità, appare trafitto, sormontato dalla Croce e avvolto dalla corona di spine.

L’opera, caratterizzata da una notevole qualità tecnica, non presenta alcun bollo. Il confronto stilistico con manufatti coevi ha consentito agli studiosi di collocarla più precisamente intorno alla metà del XVIII secolo, pur mantenendo il catalogo la più ampia indicazione “XVIII secolo” nell’intestazione della scheda.

Cristo Crocefisso
Cristo Crocefisso

Non indicata

Cristo Crocefisso

Metà XVIII secolo

Materiali: Argento

Altezza: h cm 35

Punzone: Nessun bollo o punzone

Provenienza: Basilica di Santa Croce, Torre del Greco

Descrizione

Il delicato e solenne Cristo Crocefisso, oggi conservato nella Basilica di Santa Croce, proviene con molta probabilità da una delle congreghe laicali attive a Torre del Greco nel corso del XVIII secolo. Per impostazione, l’opera richiama il Crocefisso dell’Oratorio di Santa Maria Assunta presentato nel catalogo a pagina 78.

La figura di Cristo era originariamente sostenuta da una croce lignea con terminali in argento. La scultura è realizzata interamente mediante fusione e rifinita con un raffinato lavoro di cesello, che ne evidenzia l’elevata qualità esecutiva. Il catalogo la considera infatti una delle più belle e preziose sculture in argento conservate a Torre del Greco.

Sulla figura non sono stati rilevati bolli o punzoni che consentano di identificarne con certezza l’autore. La qualità stilistica e le caratteristiche iconografiche permettono tuttavia di collocare l’opera intorno alla metà del XVIII secolo.

Portella di tabernacolo
Portella di tabernacolo

Argentiere non identificato, sigla M.C.

Portella di tabernacolo

1809-1823

Materiali: Argento, in parte dorato

Altezza: cm 40 × 24

Punzone: Testina di Partenope di prospetto / 5 / M.C.

Provenienza: Basilica di Santa Croce, Torre del Greco

Descrizione

La monumentale portella di tabernacolo proviene dall’altare maggiore della Basilica di Santa Croce. Realizzata interamente in lastra d’argento sbalzata e finemente cesellata, si distingue per le dimensioni inconsuete, la grande ricchezza dei particolari e una composizione scenografica e teatrale ancora legata alla tradizione settecentesca.

La scena raffigura la Comunione degli Apostoli, combinando elementi della tradizione iconografica orientale con quella occidentale. Al centro, Cristo è circondato dagli Apostoli raccolti attorno a una tavola sulla quale sono raffigurati pani, un calice e un coltello. In primo piano quattro Apostoli inginocchiati si preparano a riceIn basso a destra compaiono una brocca e un bacile, riferimento alla lavanda dei piedi, mentre all’estrema destra Giuda è isolato dal resto della scena e riconoscibile per il sacchetto contenente i trenta denari. La composizione è completata da una lampada sospesa, da un ampio drappeggio che crea una sorta di quinta teatrale e, sul lato opposto, da un movimento di putti tra le nuvole. vere la Comunione.

La presenza del punzone con la testa di Partenope e il numero 5 consente di collocare l’opera tra il 1809 e il 1823. Compare inoltre il marchio M.C. con palmetta, che il catalogo precisa non essere stato ancora ricondotto con certezza a un argentiere, sebbene lo stesso marchio sia stato individuato anche su alcuni oggetti di uso domestico conservati in collezioni private

Tronetto per viatico
Tronetto per viatico

Michele Pane

Tronetto per viatico

1846

Materiali: Argento, legno

Altezza: h cm 54

Punzone: M.P.

Provenienza: Basilica di Santa Croce, Torre del Greco

Descrizione

Il Tronetto per viatico è uno degli arredi più singolari conservati nella Basilica di Santa Croce. Veniva utilizzato per portare il Santissimo Sacramento direttamente nelle abitazioni degli infermi. Sul retro era dotato di una tracolla in cuoio che ne facilitava il trasporto: piccole processioni accompagnavano il sacerdote e il tronetto attraverso le strade cittadine fino alla casa dell’ammalato, annunciandone il passaggio con il suono di un campanello.

Al centro della piccola abside era collocata la teca contenente il Santissimo, mentre un vano ricavato sotto la base permetteva di custodire tutto il necessario per la funzione religiosa. La struttura è realizzata in legno e rivestita anteriormente da una lamina d’argento lavorata a sbalzo e rifinita a cesello. La piccola abside presenta un catino decorato a cassettoni prospettici e, sul fondo, un sole raggiante con volto umano, evidente richiamo eucaristico. Motivi vegetali e fitomorfi arricchiscono l’architettura, conclusa lateralmente da due volute e, nella parte superiore, da una solenne corona di forma imperiale. La composizione richiama in scala ridotta le grandi macchine delle Quarantore utilizzate per l’esposizione del Santissimo.

A DEVOZIONE DEGLI ASCRITTI AL SS. VIATICO 1846. Il punzone M.P., presente sia sulla base sia sulla corona, consente di attribuire l’opera all’argentiere napoletano Michele Pane. Il catalogo segnala inoltre la presenza del suo marchio su diversi attributi iconografici in argento appartenenti alle statue della Basilica di Santa Croce.

Messale
Messale

Non indicata

Messale

1762

Materiali: Velluto, oro, seta colorata, parti dipinte

Provenienza: Oratorio di Santa Maria Assunta

Descrizione

Il prezioso messale proveniente dall’Oratorio di Santa Maria Assunta si distingue per la raffinata legatura in velluto rosso, ricamata su entrambi i lati e arricchita da modanature realizzate in nastro d’oro damascato.

Sulla copertina principale è raffigurata la Vergine Maria Assunta in cielo, rappresentata sopra una nuvola e circondata da putti e corone di fiori. Il ricamo è realizzato con fili di seta colorata, mentre il volto e le mani della Vergine e le figure dei cherubini sono dipinti su cartoncino e inseriti all’interno del ricamo, creando una particolare combinazione tra pittura e arte tessile. Fili argentati e dorati contribuiscono ad accentuare la ricchezza e la luminosità della decorazione.

La copertina posteriore presenta invece una decorazione in fili d’oro con il monogramma mariano sormontato da una corona, completando il carattere fortemente devozionale dell’opera.

Legatura di messale
Legatura di messale

Non indicata

Legatura di messale

1886

Materiali: Argento, velluto

Altezza: cm 37 × 27

Provenienza: Basilica di Santa Croce, Torre del Greco

Descrizione

L’imponente legatura di messale, datata 1886, è costituita da una ricca lastra d’argento finemente lavorata a sbalzo, traforo e cesello, applicata su un supporto rigido rivestito in velluto rosso. La preziosa decorazione interessa entrambi i lati della copertina.

Su un lato è raffigurata la Croce del Cristo Risorto, mentre sull’altro compare il monogramma della Vergine Immacolata, creando un programma decorativo strettamente legato alla devozione cristologica e mariana della Basilica.

Sul dorso è riportata l’is

A DEVOZIONE DI AGOSTINO SCOGNAMIGLIO 1886

Il catalogo segnala inoltre l’esistenza di un secondo messale identico, datato 1885 e donato alla Chiesa di Santa Croce da Colomba Torrese, con il quale questo esemplare forma una coppia.

crizione che conserva il nome del donatore e la data di realizzazione:

Teca per Ostia
Teca per Ostia

Non indicata

Teca per Ostia

1920-1930 ca.

Materiali: Argento, conchiglia sardonica

Provenienza: Chiesa di San Filippo Neri, Torre del Greco

La teca, di forma circolare e realizzata in argento, presenta sul coperchio un elegante cammeo in conchiglia sardonica raffigurante un gruppo di cherubini su fondo raggiato. La composizione è circondata da un cartiglio recante l’iscrizione «O Sacrum Convivium», espressione direttamente legata al culto eucaristico.

Il cammeo è incorniciato da un raffinato bordo perlinato e da un fregio neoclassico decorato a palmette, che conferisce all’oggetto un carattere elegante e prezioso. La teca non presenta punzonature utili all’identificazione dell’autore, ad eccezione del punzone relativo al titolo dell’argento.

 

Coperta di Evangeliario
Coperta di Evangeliario

Ditta Ascione

Coperta di Evangeliario

1998

Materiali: Argento, argento dorato, corallo

Provenienza: Basilica di Santa Croce, Torre del Greco

Descrizione

La coperta di Evangeliario fu realizzata dalla ditta Ascione nel 1998 per onorare la memoria del sacerdote torrese Don Gioacchino Vitiello. La sovraccoperta, realizzata in lastra d’argento cesellato, presenta al centro una grande Croce raggiata, simbolo della Redenzione e del messaggio evangelico.

Lungo i bracci della Croce, valorizzati dal contrasto cromatico tra argento bianco e dorato, corre una sottile linea di coralli, il cui colore richiama simbolicamente il sangue di Cristo versato per la salvezza dell’uomo. Il corallo compare anche lungo il bordo esterno, sottolineando un fregio di foglie d’alloro che riprende un motivo decorativo neoclassico presente nelle volte della Basilica di Santa Croce. Sul retro è raffigurato il Beato Vincenzo Romano, realizzato in argento con la tecnica della cera persa e modellato da Ciro Ferrara. La sua presenza richiama il ruolo fondamentale svolto dal Parroco Santo nell’evangelizzazione del popolo torrese.

Bordure di baldacchino processionale
Bordure di baldacchino processionale

Non indicata

Bordure di baldacchino processionale

1795 ca.

Materiali: Faglia bianca con fodera in ermesino, ricami in oro e seta policroma con piccole parti dipinte

Altezza: cm 300 × 52

Provenienza: Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, Torre del Greco

Descrizione

Le quattro bordure laterali appartenevano a un prezioso baldacchino processionale realizzato per la Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, sede dal 1674 del Pio Monte dei Marinai. La sua realizzazione si colloca negli anni immediatamente successivi all’eruzione del Vesuvio del 1794, quando la chiesa necessitava di nuovi arredi e paramenti per sostituire o restaurare quelli danneggiati.

Le bordure sono riccamente decorate con ricami in oro e seta policroma. Sui quattro pennoni compaiono numerosi simboli legati al mare, alla navigazione e alla pesca del corallo, tra cui pesci, sestante, corallo, bussola, ancora, sole e luna. Lungo le bordure si sviluppano inoltre raffinati motivi vegetali con foglie, spighe di grano e grappoli d’uva, che incorniciano i medaglioni centrali.

Nei medaglioni sono raffigurati i santi protettori del Pio Monte, eseguiti con fili di seta policroma e con i volti e le mani dipinti. Particolarmente significativa è la rappresentazione della Madonna di Costantinopoli che protegge la città di Torre del Greco: sullo sfondo compare il Vesuvio fumante, mentre la città è rappresentata attraverso la chiesa e la torre, simbolo urbano e della Collegiata di Santa Croce. Sul mare agitato compare una barca con tre marinai, mentre la Vergine con il Bambino domina e protegge la scena.

Gli altri medaglioni raffigurano San Pietro e Sant’Andrea, apostoli pescatori, e San Timoteo, particolarmente venerato dai marinai e protettore dei feluccari torresi.

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